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Provincia d'Italia della Compagnia di Gesù
Fondo Librario Antico

 

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Gaetano Colli*
Il Recupero  del Fondo librario antico dei Gesuiti italiani

(Questa pagina riproduce, con lievi modifiche, il testo dell’articolo pubblicato su « Culture del testo e del documento », anno 15, n° 44, Maggio-Agosto 2014, p. 30-40)


1. La formazione del Fondo. La storia delle biblioteche insegna come, a volte, la formazione di grandi complessi librari avvenga al di fuori di una specifica volontà o di mirati progetti culturali. Accade infatti che a determinarne la nascita possano essere decisioni o avvenimenti sociali ed economici che sono estranei alla politica bibliotecaria. Il caso del quale si dà notizia in questa nota è quello del Fondo librario antico della Provincia italiana della Compagnia di Gesù che si è costituito a seguito di taluni movimenti di carattere organizzativo, pastorale, caritativo ed educativo che, negli ultimi decenni, hanno interessato le loro Case religiose, Scuole teologiche, Istituti e Seminari determinandone trasferimenti e, in taluni casi, anche la chiusura e quindi la necessità di trasportare altrove i beni ivi esistenti tra i quali si annoverava quasi sempre una biblioteca con raccolte più o meno vaste di libri antichi
[1].
In conseguenza di questi movimenti e di queste trasformazioni decine di migliaia di libri nel corso degli anni sono stati trasferiti in luoghi capaci di accoglierli finendo per costituire tre ingenti depositi di libri antichi, uno a Gallarate, presso l’Istituto Aloysianum, un altro a Napoli presso la Comunità ‘Gesù Nuovo’, e il terzo a Palermo, presso il Centro Educativo Ignaziano dove occupa i locali al piano terra della storica Casina Lisetta. La concentrazione in tre diverse città dei libri provenienti dalla chiusura delle Case rispettivamente nel Nord, Centro e Sud d’Italia ha realizzato di fatto tre distinti depositi librari che, attraverso il progetto di recupero e di valorizzazione, si è voluto qualificare come un unitario “Fondo librario antico” che, considerando solo i libri pubblicati entro il 1830, ammonta ad oltre  90.000 unità.
Un tale patrimonio di libri antichi, con la presenza di incunaboli e numerosissime cinquecentine, è di assoluto rilievo e costituisce un insieme straordinario paragonabile ai fondi antichi delle grandi biblioteche storiche; rappresenta cioè un fatto di grande importanza culturale e, per le sue caratteristiche intrinseche, come vedremo, di singolare significato storico e documentale.

2. Le grandi biblioteche storiche italiane, gli ordini religiosi, e la Compagnia di Gesù in particolare. Si tratta di una realtà che conferma e si inserisce in quel profondo rapporto che, nel corso dei decenni e dei secoli, ha legato molte biblioteche storiche italiane ai grandi ordini religiosi. Per quel che riguarda i gesuiti basti accennare ad alcune grandi biblioteche
costituite utilizzando i beni immobili e librari provenienti dalla Compagnia, prima a seguito dello scioglimento della Compagnia di Gesù decretato nel 1773 da Clemente XIV, e poi in occasione della soppressione degli ordini e delle Corporazioni religiose e la liquidazione dell'Asse ecclesiastico, stabiliti dai relativi Decreti e Leggi del Regno d’Italia
[2]. Intendiamo riferirci al Collegio Romano di Roma che ha dato vita alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II[3]; al Collegio Massimo di Palermo nel cui edificio e a partire dalle relative raccolte librarie è sorta quella che ora è la Biblioteca centrale della Regione siciliana[4]; analogamente a queste sopra citate sono nate la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano sita nel Palazzo del Collegio gesuitico di Brera e dotata dei fondi librari del Collegio Braidense e delle case gesuitiche di San Fedele e San Girolamo, e la Biblioteca Regionale di Messina costituita a partire dal patrimonio del Collegio e delle case gesuitiche della Città; appartengono ancora a questa casistica la  Biblioteca Universitaria di Genova le cui origini vanno ricercate nella Libreria del Collegio dei Gesuiti, e la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III Napoli nella quale pure sono confluiti i fondi librari della disciolta Compagnia di Gesù. Ma anche al di là delle grandi biblioteche sopra ricordate, si possono contare a centinaia le biblioteche comunali, universitarie e di accademie nelle quali sono confluite, assieme a quelle degli altri Ordini religiosi, i fondi delle biblioteche gesuitiche soppresse.

3. Il recupero del Fondo librario antico dei gesuiti italiani: trasformare i depositi in una biblioteca. Il progetto di valorizzazione del Fondo librario antico dei Gesuiti italiani è nato appunto con l’obiettivo di trasformare i suddetti depositi librari in una grande biblioteca, costituita sì da tre poli dislocati in luoghi diversi e geograficamente distanti, ma unificati dall’adozione di un unico catalogo elettronico e dalla, seppur parziale, disponibilità dei documenti nel supporto digitale online. Ma al di là delle procedure informatiche che rendono possibile l’unità del Fondo dal punto di vista tecnico, ciò che idealmente gliene conferisce il carattere unitario è la visione bibliografica e lo specifico trattamento catalografico tutto teso a fare emergere le caratteristiche della raccolta nei suoi aspetti più significativi inerenti i fatti e la storia della Compagnia di Gesù e dei suoi personaggi, nonché la ricostruzione ideale delle diverse biblioteche di provenienza.
Il Fondo Librario Antico è costituito quindi dalle biblioteche di Istituti teologici, Seminari, Collegi destinati all’educazione dei laici, ma anche di semplici Comunità che nel corso di alcuni decenni, sono state chiuse. Tuttavia proprio questi libri costituiscono la testimonianza viva delle attività educative e della vita di studio e di preghiera di quelle case; ce ne parlano i preziosi incunaboli, le cinquecentine, i libri contenenti le fonti stesse della Compagnia di Gesù e gli scritti dei suoi santi e beati, i grandi in folio della patristica e dei classici della filosofia, ma anche i libri contenenti le storie delle missioni, dei viaggi, gli atlanti e le carte geografiche, le fonti del diritto e  tanti libri inerenti le scienze naturali, oltre che, racchiusi nel piccolo formato, tanti preziosi libricini di devozione e di preghiera. Ancora, queste collezioni librarie ci parlano eloquentemente di quali studi venissero compiuti, di quali autori si leggessero e si mettessero a disposizione degli studiosi e degli studenti e, in negativo, il suo reciproco, cioè di quali fossero assenti; quanto fosse significativa la presenza di libri di autori del protestantesimo e comunque posti all’Indice che talvolta troviamo accuratamente segnalati nei frontespizi e nei dorsi ma solo occasionalmente espurgati; quali e quante discipline scientifiche, al di là di quelle puramente teologiche e di natura spirituale e devozionale venissero coltivate; quali fossero i centri gesuitici scientificamente più attivi, ecc. Si tratta insomma di un Fondo librario composito e multidisciplinare che, oltre ad essere prezioso in quanto tale, si presta ad essere indagato – pur con tutti i limiti che simili ricerche comportano – in quanto testimone della storia della Compagnia di Gesù in Italia e della vita delle sue Comunità che ne traspare come in filigrana.
Presupposto di ogni possibile ricerca di questo genere, visto quello che si è già detto circa il destino delle grandi biblioteche gesuitiche nel corso del XVIII e XIX secolo, è la considerazione che i libri di questo Fondo e le relative biblioteche di provenienza appartengono, grosso modo, a due categorie: o sono sopravvissute in qualche modo alla travagliata storia dell’Ordine cui si è sopra accennato (scioglimento decretato nel 1773 da Clemente XIV,  restituzione con la ricostituzione dell’Ordine per opera di Pio VII nel 1814, soppressione degli Ordini religiosi ed esproprio dei beni ecclesiastici da parte del Regno d’Italia negli anni ‘60 e ’70 del XIX secolo); oppure, ed è plausibile che siano la maggioranza, appartengono alla categoria di quelle che, dopo questi traumi, sono state ricostruite
[5].

4. Una bibliografia gesuitica fattuale. Il Fondo, poi, si pone come la naturale raccolta di larghissima parte delle pubblicazioni di autore gesuita o sui gesuiti (due tipologie che in buona parte sono sovrapponibili). Considerata l’entità della collezione libraria, si può supporre una sostanziale presenza di gran parte delle pubblicazioni di questo genere in uso in ambito italiano. Questa circostanza fa sì che il catalogo si presti ad essere adoperato per costituire una bibliografia gesuitica realizzata a partire dai libri d’uso in ambito italiano
[6].  Gli autori gesuiti, riconosciuti come tali in fase di catalogazione, sono 1226 su un totale di 26000 circa. Questo dato si presta ad una ulteriore importante considerazione e cioè che, sebbene gli autori gesuiti siano molto numerosi, tuttavia il Fondo librario antico, e quindi le biblioteche di provenienza, lungi dall’essere state autoreferenziali, posso invece considerarsi quanto mai aperte verso il sapere, il pensiero e la circolazione delle idee.

5. La realizzazione tecnica del progetto. Un compromesso virtuoso tra aspirazione all’ideale e limiti delle risorse. Come sempre accade quando si tratta di grandi progetti di natura bibliografica e bibliotecaria, se si vuole che giungano in porto, si devono fare i conti con i limiti imposti dalle risorse disponibili che, in questo caso, hanno dovuto essere impiegate non solo per la catalogazione dei libri e la digitalizzazione, bensì per tutta una serie onerosissima di attività propedeutiche. Tutto ciò ha imposto scelte e soluzioni che fossero quanto più premianti in termini di efficienza e di efficacia. Gli interventi primari sono stati destinati alla bonifica dei locali adibiti alla conservazione del materiale librario per renderli idonei sotto il profilo della sicurezza (antincendio, antialluvione e condizioni climatiche), alla installazione di idonee scaffalature, ad un primo riordino sugli scaffali del materiale bibliografico e alla spolveratura e disinfestazione dei documenti secondo le necessità rilevate in ciascuna delle sedi. Assicurata la funzionalità dei locali e la sicurezza dei documenti, si è passati alla fase successiva, ossia alla catalogazione informatizzata dei libri, che costituisce il punto saliente della valorizzazione dei beni e della loro fruizione da parte della comunità scientifica internazionale.
Le scelte relative alla catalogazione sono state determinate da diversi motivi tra i quali, principalmente, la numerosità della popolazione libraria da trattare, che abbiamo detto ammonta ad oltre 80.000 unità, e le peculiarità di questo materiale librario che vedremo più avanti. Il primo dei due fattori, cioè la numerosità dei libri, rischiava di avere una così grande incidenza di carattere economico da far temere che la catalogazione non potesse essere realizzata in toto.
A questo elemento di carattere quantitativo si aggiungeva il secondo di carattere qualitativo, cioè la caratteristica intrinseca di questo materiale librario che merita qualche riga di commento. L’intero fondo consiste infatti nell’essere composto, come si è già accennato, dall’accorpamento di centinaia di diverse biblioteche gesuitiche estinte che tuttavia – sebbene i libri fossero stati accumulati quasi senza alcun criterio relativo alla provenienza – portavano i segni, attraverso i timbri, le segnature e gli ex libris, di quella originaria appartenenza. Nel momento attuale, a catalogazione quasi ultimata, sono stati repertati 275 diversi segni di possesso. Tuttavia va precisato che in diversi casi, come spesso accade di riscontrare nei cimeli, i libri sono portatori di stratificazioni successive di segni di possesso che ne attestano il passaggio da un istituto all’altro non necessariamente gesuitico. Pertanto la circostanza che siano state repertati 275 diversi segni di possesso costituisce un’entità che va interpretata e, in questo senso, il catalogo si offre come un privilegiato strumento di studio e di ricerca. In ogni caso è evidente che ci si trova in presenza di una grande biblioteca di biblioteche, sicché la progettazione della catalogazione suggeriva anche la possibilità della ricostruzione a posteriori delle biblioteche di provenienza, dato, questo, di notevole valore bibliografico e storico in relazione alla storia della Compagnia di Gesù e delle sue case sparse nel territorio.

6. Il sistema informatizzato.  Un’ulteriore esigenza relativa alla catalogazione dei libri e del sistema informatizzato da adoperare, era legata alla necessità di ottenere una reportistica di soddisfacente livello qualitativo per la prevista produzione, in formato elettronico o a stampa, dei cataloghi delle singole biblioteche di provenienza o, addirittura, dell’intero patrimonio librario del Fondo librario antico dei Gesuiti italiani. Si trattava cioè di portare a compimento l’intero progetto conciliando la numerosità del patrimonio e l’ambizione delle finalità scientifiche della catalogazione, con la limitatezza finanziaria.
Come software di catalogazione la scelta è caduta su EOS.Web. Si tratta di un sistema Marc21 nativo
[7] che garantisce che la base bibliografica sia trasportabile su qualsiasi piattaforma che adotti lo standard internazionale. L’altro aspetto convincente di questo software è la flessibilità che ne ha reso possibile la personalizzazione e l’adeguamento necessari per la valorizzazione delle caratteristiche peculiari del Fondo. Il progetto di recupero e valorizzazione del Fondo ha quindi contemplato la configurazione del sw di catalogazione in modo tale da rendere ragione delle sue caratteristiche attraverso l’inserimento di speciali campi creati appositamente per ulteriori indicizzazioni. In vista poi della successiva estrazione di bibliografie e di liste, fondamentale è stata la valutazione delle qualità della reportistica di cui questo software è capace.

7. La scelta descrittiva.
 Per la catalogazione del fondo è stata adottata la descrizione secondo lo Standard ISBD(A) ma in modalità semplificata, potremmo dire di tipo short title. Si è fatto anche uso della catalogazione derivata preferibilmente da banche dati Marc21 nativo (CEI, Biblioteca Vaticana, Library of Congress, etc.) con revisione del record, ove necessario, particolarmente per il campo titolo e  per  le intestazioni degli autori. La catalogazione è stata affidata alla Cooperativa CAeB
[8] che, con grande professionalità ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati dal piano scientifico del progetto.
Il risultato, conseguito anche grazie alla accuratezza posta nel trattamento descrittivo dei singoli volumi, consente ora, oltre alle classiche ricerche catalografiche, la ricostruzione delle provenienze dei singoli libri e quindi anche quella degli interi patrimoni delle biblioteche di provenienza contribuendo in maniera documentale a descrivere, attraverso i libri posseduti e adoperati, la storia di quelle Case, Istituti e Biblioteche che ora non esistono più o che hanno ceduto le proprie biblioteche. Dall’altra parte il catalogo consente di estrarre intere bibliografie, anche suddivise temporalmente, di opere di autore gesuita e di opere sulla Compagnia di Gesù. Incrociando, nel catalogo unico delle tre sedi, ricerche di questo genere, è possibile estrarre mappe onomastiche, storiche, toponomastiche, prosopografiche, basate sull’intero patrimonio nazionale.
Attualmente al catalogo online
[9] risultano le seguenti registrazioni bibliografiche: 58.000 libri collocati nella sede di Gallarate, 22.000 nella sede di Palermo. Nella sede di Napoli invece, il fondo, di minore rilevanza quantitativa ma non qualitativa, ammonta ad oltre 10.000 libri, è stato sistemato e ordinato dal punto di vista della collocazione fisica e ambientale, ma non è stato ancora catalogato per insufficienza dei fondi a disposizione. È da considerare che tuttavia anche nelle sedi di Gallarate e di Palermo continua l’accessione di fondi provenienti da Biblioteche cessate e pertanto si può stimare che vi siano ancora circa 10.000 libri da catalogare.

8. La digitalizzazione. Il progetto di recupero del patrimonio librario prevedeva che una parte delle risorse dovesse essere destinata alla digitalizzazione e alla messa online, pubblica e gratuita, di una selezione dei libri. A fronte dell’intero patrimonio di circa 80.000 libri e della limitatezza delle risorse da impiegare per questo progetto, la selezione, evidentemente, non poteva che essere assai contenuta ed è stata stabilita in un totale di circa 120.000 pagine corrispondenti, grosso modo, a trecento libri. 
I criteri adottati per la selezioni sono stati in linea con la politica del progetto nel suo insieme che punta alla valorizzazione della specificità di questa raccolta libraria della quale si è già detto, con particolare riferimento alle pubblicazioni di maggiore rilievo di autore gesuita o che trattano dei gesuiti e della Compagnia. Il fondo digitalizzato comprende gli statuti e le fonti più antiche della Compagnia, le vite dei santi e dei beati, a cominciare dal suo Fondatore Sant’Ignazio e dei suoi primi compagni e dei successori; dei gesuiti che si sono particolarmente distinti negli studi, nelle scienze e nell’arte, nelle opere caritative ed educative. Sono stati selezionati i libri che trattano dei viaggi e delle missioni. Riguardo alle vicende della Compagnia si è dato spazio ai libri che hanno trattato della soppressione e della ricostituzione dell’ordine.
Riguardo agli aspetti tecnici della digitalizzazione sono stati rispettati gli standard inerenti la ripresa dei documenti effettuata tramite scanner a planetario provvisto di piano basculante e illuminazione a LED. Per ogni facciata del volume aperto sono state riprodotte due immagini separate rispettivamente per la pagina di sinistra e di destra. È stato previsto che la ripresa delle immagini di ciascuna pagina includesse i margini delle parti del volume sottostante in modo da comprendere l’area circostante consentendone così la visualizzazione nel contesto. È stata anche  prevista la ripresa dell’intero volume chiuso, del dorso, dei piatti e del taglio, in modo da non escludere dalla ripresa nessuna parte del documento. Circa il trattamento delle immagini sono state effettuate, per ciascuna di esse, tre diversi salvataggi. La copia master è stata realizzata nel formato TIFF LZW a 300 dpi reali e una profondità di colore 24 bit. Tale formato è destinato alla conservazione e come copia di sicurezza. A partire da questa copia sono stati successivamente prodotti: una copia JPG in formato compresso ad alta risoluzione, 300 ppi ottici  con compressione di alta qualità e profondità di colore di 24 bit. Tale formato è destinato alla consultazione su rete locale o da porre a disposizione a richiesta, e una copia in formato JPG in formato compresso a bassa risoluzione, 72/96 ppi ottici con compressione più elevata e profondità colore 24 bit destinato essenzialmente alla consultazione su Web. In fine, dal TIFF LZW a 300 dpi di cui si è detto sopra, è stato realizzato un ulteriore file TIFF binarizzato (TIFF Gruppo 4) di estrema leggerezza a partire dal quale sono stati prodotti i libri interi in formato PDF adatti alla pubblicazione sul Web.


Le immagini digitalizzate sono state sottoposte ad attività di indicizzazione e produzione dei metadati su file XML secondo il  “MAG SCHEMA”, (versione 2.0.1) prodotto nell’ambito del Gruppo di studio sugli standard e sulle applicazioni dei metadati promosso dall’ ICCU
[10]. Le procedure sono state affidate alla A.M. Image[11] di Bologna che attualmente mantiene l’archivio nel proprio repository e ne consente la fruizione web.

9. Accesso alle risorse. Il catalogo è consultabile all’indirizzo
http://flacdg.ifnet.it/
La teca digitale è consultabile all’indirizzo http://www.fondolibrarioantico.it/
 

 


* Già direttore della Biblioteca di Filosofia. Sapienza Università di Roma. Questa nota riporta il testo letto in occasione della presentazione del “Fondo librario antico dei Gesuiti italiani” che si è tenuta nelle due sedi di Gallarate, presso l’Istituto Aloysianum, il 9 novembre 2013, e di Palermo, presso il Centro Educativo Ignaziano, il 23 novembre 2013.

[1] Questi movimenti hanno caratterizzato particolarmente il periodo susseguente al Concilio Vaticano II e al rinnovamento spirituale che questo ha determinato anche nelle strutture stesse della Chiesa e degli ordini religiosi. Mentre la presente circostanza ne testimonia gli esiti bibliografici nella Compagnia di Gesù, sarebbe interessante seguire le vicende e le evoluzioni che sono avvenute anche negli altri grandi ordini religiosi che al pari dei gesuiti vantano una ricchissima tradizione di studi assieme a considerevoli giacimenti librari.

 

[2] Il Regio Decreto n. 3036 del 7 luglio 1866 di soppressione degli Ordini e delle Corporazioni religiose (in esecuzione della Legge del 28 giugno 1866, n. 2987), e la Legge 3848 del15 agosto 1867 per la liquidazione dell'Asse ecclesiastico. Successivamente, con Legge n. 1402 del 19 giugno 1873, l'esproprio dei beni ecclesiastici è stato esteso anche agli enti  ecclesiastici presenti nell’ex Stato Pontificio e, quindi, anche a Roma, divenuta nel frattempo la nuova Capitale del Regno.

[3] In conseguenza dell’applicazione di queste leggi e in particolare, per quel che ci riguarda, della confisca dei beni librari, si è determinata a partire dal 1875 la formazione, nei locali del Collegio Romano massima istituzione culturale gesuitica pure esso incamerato dal Regno d’Italia, della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II che, nel suo nascere, non è stata altro che il luogo di convergenza e di accumulo dei libri provenienti dalle biblioteche dei conventi degli ordini soppressi. Alla formazione di questa biblioteca la Compagnia di Gesù ha contribuito non solo con l’edificio del Collegio Romano che ha costituito la struttura portante della nuova istituzione culturale del Regno d’Italia, ma anche con le consistenti collezioni librarie che facevano parte delle biblioteche del Collegio stesso, e di quelle annesse alla Chiesa del Gesù e alla Chiesa di S. Andrea al Quirinale. La storia della formazione della Biblioteca Nazionale V.E. è stata narrata accuratamente da Virginia Carini Dainotti, La Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele al Collegio romano. Firenze, L. S. Olschki, 1956, rist. 2013 con l'aggiunta di indici e bibliografia. Per la convulsa storia della sua nascita e del clima sociale e politico, si vedano anche Enzo Esposito, Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II. Ravenna, 1974; e Paolo Veneziani, La Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II. Roma, BNCR, 2007.

[4] Della storia di questa Biblioteca, la cui pubblicazione è prevista in tre volumi, se ne può intanto leggere il primo di recente pubblicazione: Giuseppe Scuderi, Dalla Domus studiorum alla Biblioteca centrale della Regione siciliana. Il Collegio Massimo della Compagnia di Gesù a Palermo. Palermo, Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, 2012.

[5] L’approfondimento di queste considerazioni esula dalle intenzioni di queste brevi note. Per un approccio alla storia della Compagnia in Italia si possono consultare, ad esempio: William V. Bangert, Storia della Compagnia di Gesù, a cura di Mario Colpo, Marietti, Genova 1990. Giacomo Martina, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, 1814-1983,  Brescia, Morcelliana, 2003.

[6] La bibliografia generale degli autori gesuiti è immensa, come testimoniato dalla Bibliothèque de la Compagnie de Jèsus di Carlos Sommervogel (Bruxelles - Paris, 1890-1932, 12 v.; rist. 1960).

[7] Prodotto dalla Electronic Online Systems (EOS) International http://www.eosintl.com/ e fornito dalla IFNET http://www.ifnet.it/ in modalità ASP (Application Service Provider).

[8] http://www.caeb.it/.

[10] http://www.iccu.sbn.it/genera.jsp?id=267

[11] http://www.automicro.it/

 


per informazioni e segnalazioni inerenti il catalogo e la teca digitale: gaetano.colli@gmail.com