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Il Fondo librario antico
dei Gesuiti in Italia

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Il Fondo librario antico dei Gesuiti in Italia
formazione, progettazione, istituzione
 

a cura di Gaetano Colli*

 

Questa pagina utilizza ampiamente riflessioni già consegnate da chi scrive alle seguenti pubblicazioni: Fondi antichi e moderni: progetti di valorizzazione e di pubblicazione. Due note (1. Biblioteche di filosofi. 2. Il Fondo librario antico dei Gesuiti italiani. « Culture del testo e del documento », 44/ 2014, p. 30-40; Machiavelli nelle biblioteche gesuitiche. Il Fondo librario antico dei gesuiti italiani tra diaspora e recupero. « Culture del testo e del documento »,  58/2019, p. 43-82

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Il progetto di recupero e valorizzazione del Fondo librario antico dei Gesuiti italiani, di seguito Fondo, è stato avviato nel maggio 2010 e si trova ora (gennaio 2022) nella fase conclusiva della sua realizzazione. La locuzione che designa il Fondo necessita di una spiegazione circa l’antinomia del termine antico rispetto alla sua recente apparizione nel panorama culturale e bibliografico. Infatti è antico in quanto composto da un preesistente insieme di libri antichi già appartenenti a Istituti gesuitici presenti in Italia, ma è recente in quanto al conferimento di un corpus unitario e di una forma bibliografica organizzata. Ancora, è necessario chiarire il senso dell’espressione Gesuiti italiani dal momento che nella organizzazione generale della Compagnia di Gesù non esiste più una Provincia d’Italia[1]  per cui tale designazione denota essenzialmente, come avremo modo di vedere, la sostanza geografica e culturale della provenienza ultima dei libri.

La disponibilità dei libri che sono andati a costituire il Fondo è stata causata essenzialmente dalla crisi vocazionale che a partire grosso modo dalla conclusione del Concilio Vaticano 2. ha investito la Chiesa cattolica e, per quanto riguarda i Gesuiti, ne ha ridotto a livello globale il numero da 36.000 ai circa 16.000 attuali. Il fenomeno ha avuto conseguenze analoghe anche in Italia dove ha determinato la chiusura di un cospicuo numero di case e istituti presso i quali erano attive biblioteche comportando la necessità di trasferire altrove i libri posseduti.

La formazione di questo istituto bibliotecario è quindi recente, tuttavia la sua essenza costitutiva storica, culturale e spirituale – se è possibile riferirsi in termini spirituali a una Biblioteca – discende dalla storia stessa della Compagnia di Gesù che ha alternato periodi di splendore ad altri di crisi profonda. Vale allora la pena, per cercare di cogliere il valore e il significato di questo complesso bibliografico, tenere presente la complessa e travagliata vicenda delle Biblioteche gesuitiche dal momento che i libri di questa cumulazione costituiscono, per certi versi, l’esito finale, almeno in ambito italiano, del poderoso impegno morale, culturale e bibliografico che dall’inizio della sua esistenza ha sempre contraddistinto la Compagnia di Gesù.

Le biblioteche e la bibliografia gesuitica

Com’è noto l’impegno nello studio e nell’azione educativa dei Gesuiti è stato fin dal principio uno degli obiettivi fondamentali della propria missione e si è concretizzato nell’istituzione di numerosissimi e prestigiosi Collegi dapprima in Europa e poi in ogni parte del mondo. Questi Istituti erano retti secondo i principi e le regole descritte nella Ratio atque Institutio Studiorum Societatis Jesu[2] da loro stessi elaborata – cioè l'insieme delle regole che presiedevano all'educazione e alla formazione dei Gesuiti stessi ma anche dei laici che frequentavano i collegi – che prevedevano che ogni collegio venisse dotato di una Biblioteca che fosse in grado di sostenere adeguatamente gli studi e che fosse anche al servizio della crescita spirituale e culturale degli stessi Padri che vi svolgevano la funzione educativa e di docenza. Oltre ai Collegi, i Gesuiti eressero un considerevole numero di altri istituti destinati alla formazione e alla residenza dei propri adepti, Scuole, Seminari, Case professe, ma anche semplici Comunità dedite alla cura delle anime. Ciascuno di questi Istituti, dal più grande al più piccolo, era dotato di una biblioteca adeguata al ruolo svolto e alle necessità di studio e di preghiera dei Padri ivi residenti. Già nei primi due secoli della loro vigorosa e incessante attività educativa e formativa i Gesuiti realizzarono il più potente sistema educativo del cattolicesimo e con esso alcune tra le maggiori Biblioteche del mondo moderno. Per rimanere nell’ambito italiano basti citare i Collegi, con le relative biblioteche, dei maggiori centri italiani, Messina (1548), Roma (1551), Palermo (1549), Bologna, Ferrara, Venezia (1551), Firenze, Modena, Napoli, Perugia (1552), Genova (1554), Cagliari, Catanzaro, Milano, Parma (1564). Queste biblioteche costituiscono la testimonianza della vastità e della diversità degli interessi culturali dei Gesuiti e anche dei risultati delle ricerche scientifiche da loro stessi compiute in ogni campo del sapere. Quindi, non solo libri di teologia, patristica, misticismo e devozione, come si potrebbe pensare in relazione ad un ordine religioso, ma anche libri legati alle scienze pure, alla fisica, alla chimica, all’astronomia, alla botanica, alla zoologia, alle scoperte geografiche, alla navigazione, alle lingue (in particolare le lingue orientali fondamentali per il processo di inculturazione della fede), e ancora alle scienze umane e, tra queste al diritto e alla politica. Queste stesse biblioteche hanno costituito la base e il fondamento su cui sono state edificate numerose grandi biblioteche nazionali e universitarie la cui nascita, come si vedrà, è dovuta alle espropriazioni che sono state subite dai Gesuiti nel 18. e nel 19. secolo.

L’attività pubblica esercitata dalla Compagnia di Gesù aveva iniziato a manifestarsi con tutta la sua dirompente forza già all’indomani della sua nascita[3] costituendo un fenomeno che, come si sa, ha decisamente contribuito alla nascita dello spirito moderno trovando opposizioni e reazioni sia nel campo politico che in quello religioso. Le ragioni dei contrasti sono da ricercarsi prevalentemente nelle innovative strategie missionarie culturali ed educative messe in campo dai Gesuiti che (pur sempre nel preminente interesse per l’uomo e per la maggior Gloria di Dio) includevano anche l’educazione e la formazione umana e politica delle classi dirigenti e del principe in maniera particolare. Ad attirare odî, critiche e gelosie da parte cattolica contribuì l’eccezionale crescita della Compagnia avvenuta nel giro di pochi decenni, il prestigio acquisito con l’istituzione dei Collegi, l’influenza a fianco della Chiesa di Roma e del potere temporale e la proclamata fedeltà al papa del quale si erano fatti i maggiori sostenitori, basti ricordare il quarto voto a ciò dedicato, sintetizzato dall’espressione “perinde ac cadaver”. Altrettanto feroce era l’odio da parte protestante per l’impegno profuso nella confutazione dell’eresia e della Riforma e, più in generale, per l’influsso e l’ingerenza esercitata nei confronti delle corti e dei principi degli Stati nazionali presso i quali i Gesuiti spesso esercitavano la funzione di confessori. La scelta ‘rivoluzionaria’, se confrontata con l’attitudine dei tradizionali ordini religiosi, dei padri della Compagnia di esercitare la loro missionarietà nel mondo e anche a stretto contatto con il potere, la necessità di procurarsi i beni per la fondazione e il sostentamento dei Collegi – che nonostante le rigide regole di comportamento nel campo economico e morale imposte fin dai tempi del fondatore Ignazio di Loyola, li espose a tentazioni e cadute[4] – li rese facile bersaglio delle più aspre critiche fino a farne oggetto di grottesche rappresentazioni come di uomini avidi, falsi, dediti alla menzogna e all’inganno. Ad acuire le suddette opposizioni contribuì in maniera determinante la contemporanea pubblicazione e la fortuna del Principe di Nicolò Machiavelli[5] che irrompeva con forza nel pensiero politico circa l’educazione dei rampolli delle classi dirigenti e delle monarchie. Non fu difficile, sebbene le finalità del pensiero gesuitico fossero profondamente ed essenzialmente differenti da quello machiavelliano, scorgere in ambedue l’uso di mezzi ed espedienti dialettici che li accomunavano il che offrì il pretesto per attribuire ai gesuiti la velenosa etichetta di machiavellici[6].

Un primo durissimo colpo a questo straordinario complesso bibliografico è stato inferto durante il 18. secolo dapprima localmente con la cacciata dei Gesuiti da vari Stati sia del Nuovo mondo che europei, compresi in Italia il Regno delle due Sicilie[7] e il Ducato di Parma, e la confisca dei loro beni tra cui le Biblioteche; quindi con il breve “Dominus ac Redemptor” di soppressione della Compagnia di Gesù promulgato nel 1773 da Clemente 14.[8] che aveva ceduto alle pressioni degli Stati cattolici e che fu applicato ovunque tranne che in Russia dove invece l’Ordine sopravvisse senza soluzione di continuità[9]. Trascorsi quarantuno anni dalla soppressione – e con essi la Rivoluzione francese, chiuso il periodo delle guerre napoleoniche e avviato il ripristino dell’Ancien régime – Pio 7. con la bolla “Sollicitudo omnium ecclesiarum” operò nel 1814 la Ricostituzione dell’Ordine[10]. La Compagnia, a partire dai circa seicento Gesuiti anziani sopravvissuti riprese, anche se con fatica, difficoltà e contrasti, tutte le sue attività, compresa quella educativa e bibliografica che qui ci interessa ricordare, fino all’intervento di nuove crisi tra le quali quella determinante che nel Regno d’Italia trovò il suo culmine con la promulgazione del Regio decreto 7 luglio 1866, n. 3036, che stabiliva la soppressione (a Roma attuata nel 1873) degli ordini e delle Corporazioni religiose e che comportava la confisca dei beni, incluse le biblioteche, e la perdita della Personalità giuridica che impediva la facoltà del possesso. Analogamente a tutti gli altri Ordini religiosi quello dei Gesuiti subì una ulteriore risolutiva spogliazione dei beni librarî[11] mentre per il mancato riconoscimento della personalità giuridica non poté neppure esercitare il diritto alla proprietà e quindi all’acquisizione di nuovi beni. I Gesuiti, privati degli averi e delle case, in parte si dispersero trovando sistemazione nelle parrocchie e nei Seminari diocesani e come padri spirituali, altri si trasferirono all’estero, altri si riunirono in sparute comunità, soprattutto nei centri minori, chiedendo ospitalità o prendendo in affitto delle piccole case dove abitare e esercitare la propria attività missionaria. Proprio a partire da queste piccole comunità riprese lentamente la loro attività educativa con la creazione di nuovi istituti formativi e collegi[12]. Con l’allentarsi, sul finire del 19. secolo, da parte delle istituzioni statali dell’intransigenza nei confronti degli Ordini soppressi “le corporazioni religiose poterono continuare a sussistere come libere associazioni di fatto”[13] e infine nel 1929 la ratifica del Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica che restituiva la Personalità giuridica agli Ordini religiosi, permise alla Compagnia di Gesù la piena ripresa delle proprie attività e anzi il moltiplicarsi delle proprie case, Istituti teologici, Seminari, Scuole e Collegi, e una moltitudine di piccole comunità sparse nel territorio per l’assistenza, la cura delle anime e gli esercizi di devozione[14]. Conseguentemente il numero dei propri membri aumentò fino a raggiungere nel 1965 il momento di massima espansione storica con oltre 36.000 componenti divenendo il più grande ordine religioso a livello mondiale.

Il 1965 fu anche l’anno della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano 2., evento epocale che ha portato, tra le altre cose, alla reinterpretazione del ruolo dei sacerdoti e dei laici nella Chiesa; e fu pure l’anno dell’elezione a Superiore Generale dei Gesuiti di Pedro Arrupe[15] che sull’onda del grande cambiamento determinato dal Concilio ha aperto la Compagnia ai temi del mondo contemporaneo, ai poveri, agli emarginati, ai diritti umani, alla libertà religiosa. Ormai la figura del vecchio gesuita conservatore, difensore del passato, talvolta finanche reazionario, educatore dei rampolli delle famiglie nobili, stava tramontando. L’eccezionale crisi vocazionale del dopo Concilio, le cui ragioni e dinamiche non sono state ancora appieno comprese[16], irruppe con forza anche nell’ambito gesuitico determinando da una parte considerevoli abbandoni e dall’altro un notevole calo delle vocazioni. Sta di fatto che dai 36.000 componenti la Compagnia del 1965 si è passati ai circa 16.000 attuali[17].

Conseguenza pratica di questo drastico ridimensionamento, per quanto attiene all’interesse di queste riflessioni, è stata la chiusura di numerosissime Case gesuitiche di vario ordine e importanza appartenenti alle diverse Province della Compagnia di Gesù allora esistenti in Italia[18]. I libri delle biblioteche in dotazione di ciascuna di queste case, perché non andassero dispersi, sono stati raccolti in quattro distinti depositi, rispettivamente presso l’Istituto Alojsianum di Gallarate dove è confluito gran parte del materiale librario proveniente dalla ex Provincia Torinese e dalla ex Provincia Veneto-Milanese; presso il Gesù di Roma che ha accolto i libri dell’ex Provincia romana (tuttavia ospitati nei magazzini della Curia generalizia della Compagnia che ha sede sempre a Roma); presso il Gesù Nuovo di Napoli dove sono stati trasportati i libri delle case della ex Provincia napoletana e, infine, presso l’Istituto Gonzaga - Centro Educativo Ignaziano di Palermo che è stato individuato come luogo di raccolta dei libri provenienti dalla ex Provincia sicula. L’insieme di questo patrimonio bibliografico, che ammonta a quasi 110.000 libri, costituisce l’unitario Fondo librario antico dei Gesuiti italiani. Nel 2010 è stato avviato il Progetto di recupero per la valorizzazione, non solo del considerevole e oggettivo valore librario, ma anche della ricchezza dei segni di cui è divenuto portatore e testimone attraverso il suo passaggio nella secolare storia dei Padri della Compagnia di Gesù[19].

Le brevi considerazioni che abbiamo svolto servono a fornire gli indizi della costituzione di questo Fondo che, come si è visto, è il frutto di scomposizioni e ricomposizioni successive conseguenti agli eventi che hanno turbato e persino sconvolto la vita della Compagnia di Gesù. Tuttavia per meglio comprenderne la natura è necessario dare uno sguardo al precipuo rapporto che i Gesuiti hanno tenuto con la propria storia e con proprî libri. Frutto sicuramente delle istruzioni ignaziane (Esercizi spirituali e Costituzioni) sempre fedelmente seguite che prevedevano che da ogni parte del mondo e da ogni missione fossero costantemente e regolarmente inviate al Preposito Generale accurate relazioni sulle attività svolte, è stato lo sviluppo, da parte dei Gesuiti, di una specifica attitudine alla documentazione di quanto essi stessi compivano e, per quanto attiene al nostro interesse, spicca la documentazione relativa all’attività bibliografica relativa alla cospicua produzione editoriale gesuitica. La primizia è dovuta a Pedro de Ribadaneira che apre la serie delle bibliografie con il suo Illustrium scriptorum religionis Societatis Iesu catalogus[20]. L’elenco dei prosecutori è lungo e si estende pressoché senza interruzione fino ai nostri giorni passando, tra la fine del 19. e l’inizio del 20. secolo, attraverso il grandioso monumento della bibliografia gesuitica costituito dalla Bibliothèque de la Compagnie de Jésus di Carlos Sommervogel[21] che ha ripreso, allargato e portato a compimento l’opera precedentemente intrapresa da altri padri della Compagnia, Augustin et Aloys De Backer[22], che dopo la ricostituzione dell’Ordine avevano sentito l’esigenza di riprendere le fila della propria storia umana, religiosa e letteraria bruscamente interrotta dalla soppressione[23]. Insomma, se i libri erano andati dispersi a causa delle espropriazioni, la Bibliografia costituiva un patrimonio che non poteva certo essere sottratto all’identità e alla anima gesuitica ma che anzi andava recuperato e valorizzato. A questa funzione di recupero bibliografico ci pare che si leghi, in maniera spirituale ma anche strumentale, la ricostruzione fattuale delle biblioteche gesuitiche avvenuta a partire dalla ricostituzione dell’Ordine nel 1814 e fino alla crisi successiva al Concilio Vaticano 2. A queste biblioteche, perché fossero funzionali al ruolo educativo e formativo delle nuove generazioni di laici e di Gesuiti, era ovviamente necessaria una ricca dotazione di strumenti bibliografici moderni la cui entità e consistenza è estranea a queste considerazioni[24]; eppure il catalogo del Fondo dimostra inequivocabilmente come i Gesuiti avessero sentito l’esigenza di dotare le proprie biblioteche anche di fonti antiche relative a tutti i campi del sapere, con una speciale attenzione al ricupero della memoria e delle radici più profonde della Compagnia di Gesù rinvenibili soprattutto nelle pubblicazioni dei 7670 autori gesuiti che sono stati individuati come tali al catalogo. A ben guardare questi ‘nuovi’ Istituti hanno realizzato raccolte bibliografiche che, per la parte antica, mostrano forti analogie costitutive con le antiche biblioteche dell’Ordine fino all’epoca delle soppressioni[25], sicché, scorrendo il catalogo del Fondo che le ha cumulate, ci si trova davanti ad una antica Biblioteca gesuitica. I seguaci di Ignazio, forse perché spinti dal bisogno ontologico di ricongiungersi con le proprie radici, dalla necessità spirituale di risanare una ferita e di colmare la distanza tra il prima e il dopo delle traumatiche interruzioni che altrimenti avrebbe lasciato un segno ancora più profondo, si sono adoperati perché l’eredità del passato rifluisse nuovamente nelle scaffalature atte a formare le nuove generazioni di Gesuiti e di studenti dei propri Collegi. Questa operazione di recupero bibliografico non solo è riuscita ma ha realizzato qualcosa di più di un mero ripristino. Infatti una sintetica analisi statistica della banca dati del Fondo secondo intervalli cronologici relativi alle date di pubblicazione evidenzia una consistente presenza di libri (circa il 20% sul totale del posseduto) pubblicati tra il 1773 e il 1814, cioè l’epoca della Soppressione. Questa circostanza è rivelatrice di una eccezionale attività di acquisizione libraria che si è preoccupata di recuperare anche la produzione editoriale relativa al periodo più oscuro della storia gesuitica ottenendo un dato non dissimile da quello relativo al quarantennio precedente 1732-1772 di piena attività della Compagnia, al quale è attribuito il 24,3% sul totale del posseduto. Anche la ricchezza libraria dell’altro periodo che va dall’epoca della ricostituzione del 1812 al 1830, termine ad quem della catalogazione del Fondo, di difficilissima e lenta ripresa dell’Ordine e comunque pure questo soggetto poi alle confische dell’Italia unita (1866 e 1873), è molto significativa dal momento che il dato del 14% riferito ai 19 anni considerati assume il valore del 36,8% se rapportato ad un cinquantennio come negli altri periodi considerati dall’analisi statistica. Tuttavia la tabella seguente che rappresenta le percentuali riferite sia a lassi di tempo di cinquanta anni che a più specifici periodi della storia della Compagnia, consente ulteriori riflessioni.

 


 

 

Anni di pubblicazione suddivisi in cinquantenni

Percentuale

1450-1500

0,1%

1501-1550

2,3%

1551-1600

7,2%

1601-1650

9,5%

1651-1700

11,5%

1701-1750

21,2%

1751-1800

29,9%

1801-1830

18,2%

 

 

Particolari periodi di raffronto

Percentuale

1773-1812 Quarantennio della Soppressione

20,3%

1732-1772 Quarantennio pre soppressione

24,3%

1812-1830 dalla Ricostituzione all'anno ad quem del catalogo

14,0%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanto alle modalità di riacquisizione dei libri non si dispone di notizie certe né di dati archivistici. Tuttavia pare lecito presumere che la gran parte dei libri provenga semplicemente dal gigantesco mercato – conseguente alle confische che erano state operate nei confronti di tutti gli Ordini religiosi, Gesuiti compresi – che riguardava la mole comunque enorme dei beni che non erano stati incamerati dalle biblioteche comunali e statali. Non è raro infatti imbattersi in segni di possesso risalenti ad altri Ordini, talvolta erasi o sovrascritti dai nuovi segni che ne attestavano la proprietà gesuitica. Si può pure supporre, sulla base di numerosi segni che testimoniano un originario possesso gesuitico risalente a tempi precedenti le confische, che un notevole numero di libri siano stati abilmente sottratti alle espropriazioni del 18. e 19. secolo, depositati in luoghi sicuri e quindi ricondotti all’ovile una volta placata la tempesta. Certamente ciascuna delle biblioteche nuovamente costituite ha seguito un proprio iter di sviluppo attraverso varie modalità di acquisizione fino a giungere alla composizione di patrimoni “nuovi” come testimonia la frequente apposizione di timbrature moderne che sono andate ad aggiungersi ai segni di possesso preesistenti. Il rilevamento di questi segni di possesso costituisce la via privilegiata per indagare l’origine delle raccolte e per risalire ai patrimoni delle singole biblioteche ora confluite nel Fondo. A questo scopo il progetto di recupero e valorizzazione del Fondo si è premurato di dotare il sistema di catalogazione di uno specifico campo ricercabile “biblioteca di provenienza” nel quale registrare le risultanze delle tracce di possesso impresse su ogni libro. I segni di possesso non sono sempre regolarmente presenti, in ogni caso hanno portato alla segnalazione di oltre 400 diverse biblioteche di provenienza, la gran parte delle quali riferibili a Istituti delle Province italiane della Compagnia di Gesù attivi nel 19. e nel 20.  secolo.

Le considerazioni finora effettuate e i dati statistici sopra esposti mostrano quanto realmente e efficacemente il Fondo rappresenti il modello della grande Biblioteca gesuitica e quindi la cultura, la storia, la spiritualità e tutta la complessità degli interessi gesuitici nel campo religioso, morale e civile che sono stati perseguiti nel corso della loro esistenza. Il Fondo rivela l’esigenza documentale complessiva dei Gesuiti riguardo al pensiero antico e moderno senza pregiudizi e censure, basti pensare alla consistente presenza di autori proibiti ed eretici. Sicché nel suo complesso il Fondo, oltre a tutte le tematiche religiose, teologiche, spirituali, storiche ed educative proprie dell’Ordine rappresenta con grande ricchezza la cultura classica, quella umanistica e quella moderna anche in relazione ai temi della politica, del governo dei popoli. Di sicuro rilievo sono le tematiche inerenti la politica e il pensiero politico che si sono sviluppate soprattutto in Francia e nell’ambiente protestante europeo a partire dal 16. secolo e per tutto il 18. e oltre. Ci riferiamo alle pubblicazioni inerenti il potere civile, regio e religioso e il suo esercizio in tutte le sue manifestazioni[26] con particolare riguardo al potere sovrano del principe e del papa[27], al tema dell’educazione dei giovani in particolare di quelli destinati ad assumere grandi responsabilità di governo. Rilevanza assumono anche i temi della Riforma, della Controriforma, dell’Illuminismo e infine della Restaurazione in coincidenza cronologica della quale sostanzialmente si conclude la raccolta libraria alla quale è stata posta come data di arrivo il 1830. La circostanza poi che, come si è già detto, il Fondo possegga tratti costitutivi fortemente autoreferenziali, assicura l’ampia disponibilità delle fonti riferibili alla storia della Compagnia, alla sua espansione in ogni parte del mondo, alle missioni, agli studi antropologici e linguistici dei popoli incontrati, alle ricerche scientifiche nei più disparati campi del sapere operate dai suoi membri. Di particolare interesse sono poi tutti quei documenti (meticolosamente raccolti) che fanno riferimento al fenomeno dell’antigesuitismo e quindi a quelli della difesa dell’Ordine da parte di coloro che sono stati direttamente interessati e coinvolti in quelle secolari polemiche e diatribe.

 

La realizzazione tecnica del progetto

Il recupero del Fondo librario antico dei gesuiti italiani è stato avviato con l’obiettivo essenziale di preservare e dare evidenza catalografica dell’insieme del patrimonio bibliografico dei Gesuiti italiani che si era disgregato a seguito della crisi post-conciliare della quale è stato detto. Ma al di là delle procedure informatiche che rendono possibile l’unità del Fondo dal punto di vista tecnico, ciò che idealmente gliene conferisce il carattere organico e unitario è la visione bibliografica e lo specifico trattamento catalografico che consente la possibilità di risalire ai singoli fondi di conservazione e alle diverse biblioteche di provenienza, alle ricerche per Autore gesuita o sui Gesuiti, alla storia e allo spirito gesuitico cui si è dato risalto con una scelta di libri digitalizzati che sono andati a costituire la Teca digitale del Fondo.

 

Un compromesso virtuoso tra aspirazione all’ideale e limiti delle risorse

Come sempre accade quando si tratta di grandi progetti di natura bibliografica e bibliotecaria, se si vuole che giungano in porto, si devono fare i conti con i limiti imposti dalle risorse disponibili che, in questo caso, hanno dovuto essere impiegate non solo per la catalogazione dei libri e la digitalizzazione, bensì per tutta una serie onerosissima di attività propedeutiche. Tutto ciò ha imposto scelte e soluzioni che fossero quanto più premianti in termini di efficienza e di efficacia. Gli interventi primari sono stati destinati alla bonifica dei locali adibiti alla conservazione del materiale librario per renderli idonei sotto il profilo della sicurezza (antincendio, anti-alluvione e condizioni climatiche), alla installazione di idonee scaffalature, ad un primo riordino sugli scaffali del materiale bibliografico e alla spolveratura e disinfestazione dei documenti secondo le necessità rilevate in ciascuna delle sedi. Assicurata la funzionalità dei locali e la sicurezza dei documenti, si è passati alla fase successiva, ossia alla catalogazione informatizzata dei libri, che costituisce il punto saliente della valorizzazione dei beni e della loro fruizione da parte della comunità scientifica internazionale.
Le scelte relative alla catalogazione sono state determinate da diversi motivi tra i quali, principalmente, la numerosità della popolazione libraria da trattare, che abbiamo detto ammonta a quasi 110.000 unità, e le peculiarità di questo materiale librario che vedremo più avanti. Il primo dei due fattori, cioè la numerosità dei libri, rischiava di avere una così grande incidenza di carattere economico da far temere che la catalogazione non potesse essere realizzata in toto. A questo elemento di carattere quantitativo si aggiungeva il secondo di carattere qualitativo, cioè la caratteristica intrinseca di questo materiale librario che merita qualche riga di commento. L’intero fondo consiste infatti nell’essere composto, come si è già accennato, dall’accorpamento di centinaia di diverse biblioteche gesuitiche estinte che tuttavia – sebbene i libri fossero stati accumulati quasi senza alcun criterio relativo alla provenienza – portavano i segni, attraverso i timbri, le segnature e gli ex libris, di quella originaria appartenenza. A catalogazione pressoché ultimata sono stati individuati circa 400 diversi segni di possesso. Tuttavia va precisato che in molti casi, come spesso accade di riscontrare nei cimeli, i libri sono portatori di stratificazioni successive di segni di possesso che ne attestano il passaggio da un istituto all’altro non necessariamente gesuitico. Pertanto la circostanza che siano state repertate 400 diverse provenienze costituisce un’entità che va interpretata e, in questo senso, il catalogo si offre come un privilegiato strumento di studio e di ricerca. In ogni caso è evidente che ci si trova in presenza di una grande biblioteca di biblioteche, sicché la progettazione della catalogazione suggeriva anche la possibilità della ricostruzione a posteriori delle biblioteche di provenienza, dato, questo, di notevole valore bibliografico e storico in relazione alla storia della Compagnia di Gesù e delle sue case sparse nel territorio.


Il sistema informatizzato

Un’ulteriore esigenza relativa alla catalogazione dei libri e del sistema informatizzato da adoperare, era legata alla necessità di ottenere una reportistica di soddisfacente livello qualitativo che consentisse la produzione, in formato elettronico o a stampa, dei cataloghi delle singole biblioteche di provenienza o, addirittura, dell’intero patrimonio librario del Fondo librario antico dei Gesuiti italiani. Si trattava cioè di portare a compimento l’intero progetto conciliando la numerosità del patrimonio e l’ambizione delle finalità scientifiche della catalogazione, con la limitatezza finanziaria. Come software di catalogazione la scelta è caduta su EOS.Web. Si tratta di un sistema Marc21 nativo[28] che garantisce che la base bibliografica sia trasportabile su qualsiasi piattaforma che adotti questo standard internazionale. L’altro aspetto convincente di questo software è la flessibilità che ne ha reso possibile la personalizzazione e l’adeguamento necessari per la valorizzazione delle caratteristiche peculiari del Fondo. Il progetto di recupero e valorizzazione del Fondo ha quindi contemplato la configurazione del SW di catalogazione in modo tale da rendere ragione delle sue caratteristiche attraverso l’inserimento di speciali campi creati appositamente per ulteriori indicizzazioni. In vista poi della successiva estrazione di bibliografie e di liste, fondamentale è stata la valutazione delle qualità della reportistica di cui questo software è capace.


La scelta descrittiva

Per la catalogazione del fondo è stata adottata la descrizione secondo lo Standard ISBD(A) ma in modalità semplificata, potremmo dire di tipo short title. Si è fatto anche uso della catalogazione derivata preferibilmente da banche dati Marc21 nativo (CEI, Biblioteca Vaticana, Library of Congress, etc.) con revisione del record, ove necessario, particolarmente per il campo titolo e per le intestazioni degli autori. La catalogazione è stata affidata alla Cooperativa CAeB[29] che, con grande professionalità ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati dal piano scientifico del progetto. Il risultato, conseguito anche grazie alla accuratezza posta nel trattamento descrittivo dei singoli volumi, consente ora, oltre alle classiche ricerche catalografiche, la ricostruzione delle provenienze dei singoli libri e quindi anche quella degli interi patrimoni delle biblioteche di provenienza contribuendo in maniera documentale a descrivere, attraverso i libri posseduti e adoperati, la storia di quelle Case, Istituti e Biblioteche che ora non esistono più o che hanno ceduto le proprie biblioteche. Dall’altra parte il catalogo consente di estrarre intere bibliografie, anche suddivise temporalmente, di pubblicazioni di autore gesuita e di pubblicazioni sulla Compagnia di Gesù. Incrociando, nel catalogo unico delle quattro sedi, ricerche di questo genere, è possibile estrarre mappe onomastiche, storiche, toponomastiche, prosopografiche, basate sull’intero patrimonio nazionale. Attualmente al catalogo online[30] risulta la consistenza di 109.166 libri così suddivisi: 61.360 libri collocati nella sede di Gallarate; 24.027 collocati nella sede di Palermo; 15.858 collocati nella sede di Napoli; 7.921 collocati nella sede di Roma; gli autori gesuiti individuati al catalogo risultano 7670[31].


La digitalizzazione

Il progetto di recupero del patrimonio librario prevedeva che una parte delle risorse dovesse essere destinata alla digitalizzazione e alla messa online, pubblica e gratuita, di una selezione dei libri. A fronte dell’intero patrimonio dei circa 110.000 libri e della limitatezza delle risorse da impiegare per questo progetto, la selezione, evidentemente, non poteva che essere assai contenuta ed è stata stabilita in un totale di circa 150.000 pagine corrispondenti, grosso modo, a 500 libri. I criteri adottati per la selezioni sono stati in linea con la politica del progetto nel suo insieme che punta alla valorizzazione della specificità di questa raccolta libraria della quale si è già detto, con particolare riferimento alle pubblicazioni di maggiore rilievo di autore gesuita o che trattano dei gesuiti e della Compagnia. Il fondo digitalizzato comprende gli statuti e le fonti più antiche della Compagnia, le vite dei santi e dei beati, a cominciare dal suo Fondatore Sant’Ignazio e dei suoi primi compagni e dei successori; dei gesuiti che si sono particolarmente distinti negli studi, nelle scienze e nell’arte, nelle opere caritative ed educative. Sono stati selezionati i libri che trattano dei viaggi e delle missioni. Riguardo alle vicende della Compagnia si è dato spazio ai libri che hanno trattato della soppressione e della ricostituzione dell’ordine. Riguardo agli aspetti tecnici della digitalizzazione sono stati rispettati gli standard inerenti la ripresa dei documenti effettuata tramite scanner a planetario provvisto di piano basculante e illuminazione a LED. Per ogni facciata del volume aperto sono state riprodotte due immagini separate rispettivamente per la pagina di sinistra e di destra. È stato previsto che la ripresa delle immagini di ciascuna pagina includesse i margini delle parti del volume sottostante in modo da comprendere l’area circostante consentendone così la visualizzazione nel contesto. È stata anche prevista la ripresa dell’intero volume chiuso, del dorso, dei piatti e del taglio, in modo da non escludere dalla ripresa nessuna parte del documento. Circa il trattamento delle immagini sono state effettuate, per ciascuna di esse, tre diversi salvataggi. La copia master è stata realizzata nel formato TIFF LZW a 300 dpi reali e una profondità di colore 24 bit. Tale formato è destinato alla conservazione e come copia di sicurezza. A partire da questa copia, per la consultazione Web e la realizzazione della Teca digitale, sono state prodotte ulteriori copie JPG, con compressione di alta qualità e profondità di colore di 24 bit, sia alla risoluzione di 300 che di 150 ppi ottici. Le immagini digitalizzate sono state sottoposte ad attività di indicizzazione e produzione dei metadati su file XML secondo il “MAG SCHEMA”, (versione 2.0.1) prodotto nell’ambito del Gruppo di studio sugli standard e sulle applicazioni dei metadati promosso dall’ICCU[32]. Le procedure sono state affidate alla A.M. Image[33].

 

Per la realizzazione della Teca digitale le immagini dei singoli libri sono state convertite in documenti di formato PDF/A di alta risoluzione. L’archivio è stato progettato per la conservazione nel lungo periodo e per una consultabilità incondizionata dai programmi e dai sistemi operativi e quindi stabile nel tempo. Alla consultazione dei libri si accede in due modalità: una teca web nella quale i libri sono elencati secondo l’ordine alfabetico degli autori e dei titoli e il catalogo stesso che consente la ricerca nel sottoinsieme dei libri digitalizzati selezionando il pulsante “Opere digitalizzate”.



 


*Già direttore della Biblioteca di Filosofia, Univ. di Roma “La Sapienza”. Responsabile scientifico del progetto di recupero e valorizzazione del Fondo dal maggio 2010 <gaetano.colli@gmail.com>.

[1] Fino alla creazione nel dicembre 1978 dell’unica Provincia d’Italia, era perdurata la storica ripartizione che comprendeva la Provincia Torinese, la Provincia Veneto-Milanese, la Provincia Romana, la Provincia Napoletana e la Provincia Sicula. Con una successiva riorganizzazione operata nel giugno 2017 è stata creata la Provincia Euro-Mediterranea che include anche l’Albania, Malta e la Romania.

[2] Cfr. Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu, intr. e trad. di Angelo Bianchi, Milano, 2002; MARIO ZANARDILa “Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu”: tappe e vicende della sua progressiva formazione (1541-1616), in «Annali di storia dell'educazione», 5 (1998), pp. 135-164; La Ratio studiorum. Modelli culturali e pratiche educative dei gesuiti in Italia tra Cinque e Seicento, a cura di Gian Paolo Brizzi. Roma, Bulzoni, 1981; NATALE VACALEBRE, Come le armadure e l'armi. Per una storia delle antiche biblioteche della Compagnia di Gesù. Con il caso di Perugia. Premessa di Edoardo Barbieri. Firenze, Olschki, 2016 (Biblioteca di Bibliografia, 205), in part. al cap. I, pp. 1-32.

[3] Il 1540 è l’anno di approvazione da parte di Paolo 3. della costituzione della Compagnia di Gesù (Bolla pontificia Regimini militantis Ecclesiae) e i decenni successivi segnano il prodigioso espandersi delle attività educative, caritative e missionarie dei seguaci di Ignazio di Loyola che con il generalato di Claudio Aquaviva (1581-1615) vedono i proprî membri passare da 5.165 a 13.112 e il numero dei collegi da 144 a 372.

[4] Riferibili in particolare all’opera di proselitismo realmente esercitato sui giovani appartenenti alle famiglie facoltose perché entrassero nell’Ordine e soprattutto nei confronti delle ricche vedove, delle quali spesso erano i confessori, perché costituissero la Compagnia erede dei propri beni o perché già in vita finanziassero col loro patrimonio l’apertura dei Primi Collegi. Sul punto cfr. SABINA PAVONE, Le astuzie dei gesuiti. Le false istruzioni segrete della Compagnia di Gesù e la polemica antigesuita nei secoli 17. e 18. Presentazione di Adriano Prosperi. Roma, Salerno Editrice, 2000 (Piccoli saggi, 9), in part. alle p. 153-167.

[5] La mappa statistica delle pubblicazioni machiavelliane fino al 1604 si ricava da Bibliografia delle edizioni di Niccolò Machiavelli: 1506-1914, di seguito BEM, di Piero Innocenti e Marielisa Rossi. Manziana, Vecchiarelli, 2015, I, xliii-xlv.

[6] La critica antigesuitica, inizialmente perseguita con strumenti polemici anche pretestuosi, comunque attinenti all’orbita politica e religiosa, finì poi per scivolare nell’ambito del mero discredito morale con la creazione e diffusione di numerosi pamphlets sarcastici e derisorî. L’apice del ‘successo’ fu raggiunto dai Monita privata Societatis Jesu (editio princeps Notibergae 1614), un  testo pubblicato anonimo la cui falsità venne rapidamente scoperta ma che continuò ad avere ampissima diffusione in varie edizioni pubblicate in molti paesi e in diverse le lingue, tuttavia senza mai citare la sua origine fraudolenta e il suo autore la cui identità venne ben presto riconosciuta in quella di Hieronim Zahorowski, un ex Gesuita polacco espulso dall’Ordine e con il dente avvelenato nei confronti della Compagnia. Si trattava dell’elaborazione di un documento che veniva spacciato come una specie di manuale contenente le istruzioni segrete che venivano impartite ai Gesuiti da parte dei loro superiori per potersi infiltrare scaltramente e spregiudicatamente in tutti i livelli sociali, specialmente quelli di rango più elevato e facoltoso, per condizionarne i comportamenti a vantaggio della Compagnia. I comportamenti più spesso suggeriti erano l’uso della simulazione e della dissimulazione e comunque di atteggiamenti ipocriti. Il successo fu dovuto alla verosimiglianza dell’opera composta in uno stile che richiamava abilmente quello dei documenti ufficiali della Compagnia. Tra le varie istruzioni e suggerimenti non mancavano quelli che, senza nominarlo, sottilmente alludevano alle idee di Machiavelli, accreditando così la tesi del machiavellismo dei Gesuiti. Sui Monita si veda ancora SABINA PAVONE, Le astuzie, cit. che in appendice presenta la bibliografia di questa serie di pubblicazioni elencandone 81 fino al 1828 (alcuni dei quali rintracciabili nel catalogo del Fondo) più altre 65 successive a questa data. La serie si conclude con una edizione datata 1996 pure questa priva di qualsiasi apparato critico e indicazione circa la sua falsa origine. La Bibliografia delle edizioni di Niccolò Machiavelli, cit., vi dedica al vol. 2 una Appendice Iesuitica, schede n° 1255-1297.

[7] Cfr. VINCENZO TROMBETTA, Storia e cultura delle biblioteche napoletane: librerie private, istituzioni francesi e borboniche, strutture postunitarie. Napoli, Vivarium, 2002. In part. "La nuova sede dei Regi Studi e l’acquisizione delle biblioteche gesuitiche”, p. 141-152. Per la Sicilia e in part. per Palermo cfr. gli Atti del Convegno Le Biblioteche dei Gesuiti. Trecento anni di libri e cultura nella storia di Sicilia. (Palermo, 23-24 novembre 2013). Palermo, Regione siciliana. Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, 2014; GIUSEPPE SCUDERI, Le case dei Gesuiti a Palermo. Palermo, Palermo University Press, 2019 (Frammenti, 18).

[8] Particolarmente interessante il documento miscellaneo <https://www.fondolibrarioantico.it/book1/Soppressione.pdf> così composto: (Pubblicazione, Romae et Ferrariae, 1773) Breve “Dominus ac Redemptor” di Clemente 14. datato 21 luglio 1773 che decreta la soppressione della Compagnia di Gesù. - Segue l'altro Breve "Gravissimis ex causis" datato 13 d'agosto 1773 col quale si istituisce una Congregazione incaricata dell'attuazione della soppressione. - Segue ancora "Altre Stampe pubblicate in Roma in coerenza al Breve di Soppressione" che contiene il testo di decreti datati 18 agosto 1773 e 1 settembre 1773. (Manoscritto) Legato con i precedenti testi a stampa segue ancora, in forma manoscritta, il testo della "Memoria cattolica da presentarsi al Sommo Pontefice Pio 6.", che si estende su 227 p. - Segue ancora, in forma manoscritta, il testo della Bolla “Sollicitudo omnium” del sommo pontefice Pio 7. datata 7 agosto 1814, con la quale si ordina la ricostituzione della Compagnia di Gesù in tutti gli Stati

 [9]Il travagliato iter che ha portato prima alle espulsioni locali dai varî Stati, quindi alla Soppressione dell’Ordine con il conseguente quarantennio di crisi e diaspora dei Gesuiti prima della Ricostituzione dell’Ordine è certamente un dei periodi che hanno attratto diffusamente l’attenzione degli storici della Compagnia. Per un esame complessivo del fenomeno e per la bibliografia cfr. SABINA PAVONE, I Gesuiti dalle origini alla soppressione. 1540-1773. Roma-Bari, Laterza, 2013 (Economica Laterza, 656).

[10] La storia dei Gesuiti che va dalla Ricostituzione dell’Ordine al Vaticano 2. è piuttosto complessa. Sull’argomento cfr. GIACOMO MARTINA che nella prefazione alla sua Storia della Compagnia di Gesù in Italia, 1814-1983 (Brescia, Morcelliana, 2003), presenta un ampio e documentato excursus bibliografico ragionato sugli studi storici pregressi compiuti tra Ottocento e Novecento inerenti la storia della Compagnia in Italia. Se ne ricava una sintetica ma assai interessante sorta di storia letteraria, per lo più opera di Gesuiti, dalla quale traspare il difficile e faticoso cammino della Compagnia impegnata a passare dalla strenua difesa dell’Ordine all’alba della ricostituzione del 1814 fino giungere alle aperture del post Concilio e alle nuove frontiere missionarie aperte dal generalato Arrupe. Certo è che l’atteggiamento dei Gesuiti, a lungo permeato di conservatorismo e non privo di ambiguità, finì per attirarsi nuovamente la feroce avversione di anticlericali e di liberali che Martina, Gesuita lui stesso, in qualche modo giustifica confessando che (p. 391): «Bisogna ammettere che l’interpretazione di Gioberti nel suo Gesuita moderno (1847) parte da una intepretazione non del tutto infondata della ricostituzione della Compagnia nel 1814. Essa sarebbe dovuta essenzialmente alla convinzione di trovare nell’antico Ordine il mezzo migliore per opporsi alle aspirazioni alla libertà, che avevano portato alla rivoluzione».

[11] I fondi espropriati delle biblioteche gesuitiche destinati agli Enti locali, Comuni e Province, hanno contribuito in maniera determinante alla nascita e all'accrescimento di molte grandi istituzioni bibliotecarie. Basti citare la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele 2. di Roma che a lungo ha avuto sede nei locali del gesuitico Collegio Romano (cfr. https://archiviopug.org/about/); il Collegio Massimo di Palermo, nel cui edificio e a partire dalle relative raccolte librarie è sorta quella che ora è la Biblioteca centrale della Regione siciliana; la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano sita nel Palazzo del Collegio gesuitico di Brera e dotata dei fondi librari del Collegio Braidense, la Biblioteca Regionale di Messina costituita a partire dal patrimonio del Collegio e delle case gesuitiche della Città; appartengono ancora a questa categoria la Biblioteca Universitaria di Genova, le cui origini vanno ricercate nella locale Libreria del Collegio dei Gesuiti, la Biblioteca comunale Augusta di Perugia nei cui fondi sono confluiti i libri della Biblioteca del locale Collegio dei Gesuiti (vide supra VACALEBRE, cit.), e la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele 3. di Napoli, ma l'elenco potrebbe continuare ancora elencando altre biblioteche universitarie e moltissime comunali. Per la problematica generale inerente le conseguenze della Soppressione degli Ordini religiosi sul patrimonio di Archivi e Biblioteche ecclesiastiche cfr. Le conseguenze sugli archivi ecclesiastici del processo di unificazione nazionale: soppressioni, concentrazioni, dispersioni. Atti del Convegno di Modena, 19 ottobre 2011, a cura di Gilberto Zacchè. Modena, Mucchi, 2012.

[12] Sul punto ancora fondamentale la documentata ricostruzione di G. MARTINA, La situazione degli istituti religiosi in Italia intorno al 1870, in Chiesa e religiosità in Italia dopo l'Unità (1861-1878). Atti del 4. Convegno di storia della Chiesa, La Mendola, 31 agosto-5 settembre 1971. Milano, Vita e Pensiero, 1973. I, p. 194-335.

[13] Così GIANCARLO ROCCA, Riorganizzazione e sviluppo degli Istituti religiosi in Italia dalla soppressione del 1866 a Pio XII (1939-58), in Problemi di storia della Chiesa, dal Vaticano 1. al Vaticano 2., Roma, Edizioni Dehoniane, 1998, p. 239-294, la cit. a p. 249.

[14] Sulla storia della rifondazione delle Case e delle Strutture educative cfr. Rocca, cit. supra. Per le singole Case e i Gesuiti ivi residenti la documentazione è molto ricca grazie all’ARSI (vide supra) e alle sue pubblicazioni tra le quali si vedano i già citati Cataloghi 1774-1914, strumenti essenziali per la ricostruzione delle Comunità gesuitiche di tutto il mondo divise per province. Queste pubblicazioni annalistiche descrivono la situazione delle diverse case, residenze e collegi e elencano i Gesuiti presenti in ciascuna con l’indicazione della mansione svolta. Questi cataloghi, che sono digitalizzati e resi disponibili online, sono essenziali per la ricostruzione dei singoli Istituti e dei ruoli che i singoli Gesuiti vi svolgevano http://www.sjweb.info/arsi/Catalog-1892.cfm.

[15] Di notevole interesse l’antologia di saggi che indagano sotto diversi punti di vista la portata storica del suo generalato: Pedro Arrupe. Un uomo per gli altri. A cura di Gianni La Bella. Bologna, Il Mulino, 2007 (Santa Sede e politica nel Novecento, 5).

[16] Sul punto cfr. ancora MARTINA, Storia, cit., la cui approfondita analisi (sebbene di parte gesuita) costituisce un quadro utile per cercare di comprendere le cause della riduzione del numero dei Gesuiti e la chiusura di numerose case. Particolarmente interessante il cap. 16. Generalato Arrupe, p. 363-386.

[17] Dati del sito della Curia generalizia <https://jesuits.global/en/about-us/our-history>.

[18] I riferimenti d’ora in avanti fatti alle Province italiane della Compagnia di Gesù vanno intesi in base alla storica ripartizione che comprendeva le Province Torinese, Veneto-Milanese, Romana, Napoletana e Sicula.

[19] Il Fondo librario antico dei Gesuiti italiani, già nel corso della sua realizzazione, è stato presentato nei suoi aspetti progettuali, tecnici e bibliografici nelle due sedi di Gallarate, il 9 Novembre 2013, e Palermo, il 23 Novembre 2013. Su «Culture del testo e del documento» 44/2014 (n.s. 8) sono stati pubblicati gli interventi di P. INNOCENTI, Il sogno di Possevino: una bibliotheca selecta (senza pareti), p. 43-66; e di G. COLLI, Il Fondo librario antico, cit.

[20] Editio princeps Anversa, Jean Moretus, 1608. Nel Fondo sono presenti quattro edizioni: Lugduni, apud Io. Pillehotte, 1609; Antuerpiae, ex officina Plantiniana, 1613; Antuerpiae, apud Ioannem Meursium, 1643 (link al libro); (Romae, ex typographia Iacobi Antonij de Lazzaris Varesij, 1676 (link al libro).

[21] Bibliothèque de la Compagnie de Jésus. Première partie: Bibliographie, par les pères Augustin et Aloys De Backer; Seconde partie: Histoire, par le père Carayon. Nouv. éd. par Carlos Sommervogel, S.I., 12 v., Bruxelles, Schepens; Paris, Picard, 1890-1932. Presso l’Archivio della sede di Gallarate, provenienti dalle biblioteche cessate, ne sono conservati quattro esemplari uno dei quali è stato digitalizzato (link). La Bibliothèque ha ricevuto due ristampe anastatiche, la prima per cura del bibliotecario gesuita Marc Dykmans (Lovanio, Éditions dela Bibliothèque S.J. Collège Philosophique et Théologique, 1960) arricchita di utilissimi rinvii marginali ad altri volumi nel caso un autore vi fosse repertoriato. Questa ristampa è stata digitalizzata e resa disponibile online

<https://archive.org/search.php?query=creator%3A%28Backer%2C+Augustin+de%29+AND+collection%3A%28Boston_College_Library%29&sort=-publicdate>. La seconda ristampa (Mansfield, USA, Martino Publishing,1998) riproduce soltanto i primi nove volumi, è priva di ulteriori riferimenti ed è stata eseguita in un formato ridotto.

[22] A Sommervogel e alla sua grande impresa bibliografica, con una cospicua analisi della bibliografia gesuitica dalle origini, è dedicata l’opera di ROBERT DANIELUK, La Bibliothèque de Carlos Sommervogel: le sommet de l’oevre bibliographique de la Compagnie de Jésus (1890-1932). Roma, Institutum Historicum S.I., 2006 (Bibliotheca Instituti historici S.I., 59).

[23] È interessante la consapevolezza che Sommervogel si era formato al riguardo della Bibliografia come di opera che si costruisce, con umiltà, sul terreno già tracciato da altri. Lo si può leggere in una sua lettera a E. Rivière del 28 ottobre 1884 dove così si esprime: « En bibliographie, il faut, ne l'oubliez pas, poser des jalons, construire un cadre. Cela permet à d'autres de compléter et de perfectionnaire ». Cfr. DANIELUK, La Bibliothèque, cit., p. 205.

[24] I numerosissimi libri moderni delle biblioteche cessate sono stati salvati dalla dispersione e raccolti in varie sedi per essere destinati ad utilizzi appropriati, comunque non sono stati oggetto di progetti unitari di recupero e di censimento. Per avere un’idea della ricchezza e della modernità delle raccolte gesuitiche, basti pensare ai fondi moderni del cessato Istituto filosofico Aloisianum di Gallarate acquisiti nel 2016 dalla Biblioteca della Facoltà teologica del Triveneto con sede a Padova < http://www.bibliotecafttr.it/>.

[25] Una convincente conferma proviene da ricerche a campione effettuate sul catalogo della Biblioteca nazionale centrale di Roma impostando nel campo ‘possessore’ la query “Gesuiti: Collegio Romano”. La Nazionale di Roma, come si è già detto, ha ereditato la Biblioteca del Collegio romano, certamente uno dei centri più significativi della cultura gesuitica. Per quanto attiene alle pubblicazioni di autore Gesuita il riscontro proviene dalle ricerche effettuate sulla citata Bibliothèque di Carlos Sommervogel.

[26] È importante tenere presente l’elaborazione del pensiero da parte dei Gesuiti circa le tematiche legate al potere, sia in chiave politica che teologica e le conseguenze del loro influsso sul governo dei principi e dei re. Si tratta di una problematica che attraversa diagonalmente l’esistenza dell’Ordine particolarmente nei primi secoli fino alla soppressione e ha decisamente contribuito a determinarne il destino. Sul tema e fino al periodo considerato cfr. HARRO HÖPFL, Jesuit political thought. The Society of Jesus and the State, c1540-1630, Cambridge, Cambridge university press, 2004.

[27] Si tratta di tematiche che appartengono a pieno titolo al tradizionale corredo bibliografico gesuitico come si constata consultando la Bibliothèque di Sommervogel, vol. 10, Table générale méthodique de la Bibliographie, dove troviamo i soggetti La forme du gouvernement et la manière de gouverner e Le Prince che, uno di seguito all’altro, occupano le col. 793-796 e rinviano alle relative pubblicazioni di autore gesuita descritte nei nove volumi precedenti.

[28] Prodotto dalla Electronic Online Systems (EOS) International http://www.eosintl.com/ e fornito da Sirsidynix (Application Service Provider) https://www.sirsidynix.com/eos-web/.

[29] https://caeb.it/

[30] https://gesuiti.eos-intl.eu/G10306UK/OPAC/Index.aspx

[31] Può considerarsi pressoché concluso il recupero dei fondi presenti nelle sedi di Gallarate, Napoli e Palermo, mentre sono tuttora in fase di completamento le procedure di catalogazione presso la Curia generalizia di Roma che ospita il Fondo romano. Bisogna tuttavia considerare che nuove immissioni di libri – a volte modeste, in altri casi più consistenti, provenienti dalla chiusura di altri istituti gesuitici o a motivo di trasferimenti e riorganizazzioni come pure da occasionali ma importanti recuperi di libri dispersi operati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – non sono mai cessate e che quindi verosimilmente ulteriori aggiunte si potranno verificare in futuro.

[32] https://www.iccu.sbn.it/it/

[33] https://www.automicro.it/

 

Provincia d'Italia della Compagnia di Gesù